Graffiti dell'anima


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Il progetto

Graffiti dell'anima:
Un progetto di tutela della vita sulla strada ed anche una "scuola di
vita".


Il progetto di sensibilizzazione che sottende il libro Graffiti dell'anima, di cui sono l'autrice, è un'opera volta al coinvolgimento dei giovani, al tema della prudenza alla guida.
L'EDUCAZIONE ETICA ed EMOZIONALE racchiuse nelle pagine del libro, si sono rivelate un prezioso strumento per fare breccia nello stile di guida di tanti giovani ai quali si rivolge, rendendoli più consapevoli sul tema del rispetto della vita, anche sulle lingue d'asfalto. Muri che parlano?
Lettere vere e proprie consegnate alla superficie bianca delle pareti d'ospedale, per comunicare dei sentimenti, delle sensazioni. Pensieri così commoventi, trovati da me, per fatalità e immortalati sulla mia pellicola fotografica. Ma chi erano i writers, nascosti tra le pareti delle scale antincendio di un nosocomio che, hanno usato i graffiti, come strumento prescelto per stimolare giuste vibrazioni, capaci di scuotere le coscienze di tutti coloro che li avrebbero letti?

L'origine di queste immagini e del libro, sono da far risalire a quel giorno in cui per casualità, ho percorso le scale antincendio dell'ospedale Civile di Brescia e, nascoste tra i nove piani delle scale , ho trovato nove piani di scritte sui muri, nove piani di disegni, nove piani di disperazione, di rassegnazione, di speranza, di frammenti di canzoni, nove piani di lacrime versate. Credevo di trovarmi in un GIRONE DANTESCO. Avevo come la sensazione che quei muri mi stessero dicendo di portare via con me, quelle scritte!
I writers erano proprio dei giovani astanti, compagni di scuola o di lavoro, amici d'infanzia, del bar o della discoteca, nascosti tra la sala d'aspetto e le scale antincendio del secondo, centro di rianimazione degli Spedali Civili di Brescia che, in attesa di un responso dei medici, fra quelle pareti, hanno trepidato, sperato, invocato, pianto. Le lunghe attese, la disperazione della morte o il sorriso per una vita salvata, hanno spinto molti a "graffiare" la pagina bianca della parete, con delle scritte. Parole nate dal cuore di chi aspetta impotente di fronte alla vulnerabilità della vita. Nonostante le lettere scritte su quei muri, siano state rimosse, cancellate dalle routinarie opere d'igiene dell'ospedale, la fortuna ha voluto che io le fotografassi facendole diventare un libro.

"Graffiti dell'anima" "è dedicato a chi NON C'è più, e a chi può fermarsi ancora a riflettere sul valore della vita, sua e degli altri. Per coloro che sono sulla strada il sabato sera, dopo una serata con gli amici, ma anche il lunedì pomeriggio, per coloro che la patente l'hanno presa da poco ma anche per coloro che vanno a piedi per raggiungere la fermata di un autobus. Per coloro che escono di casa, e per tutti coloro che, intendono tornarci!" L' idea iniziale nata dal libro si è trasformata, così, nell'Associazione "Legati alla vita": una sorta d'impegno morale che si realizza appieno in un'opera di sensibilizzazione rappresentata da una serie di conferenze itineranti che da quattro anni reitero, all'interno degli Istituti scolastici, negli oratori, nei Comuni Italiani, al fine di rafforzare il senso di responsabilità e di prudenza, per segnare la coscienza dei giovani, per renderli consapevoli, così, del problema della sicurezza stradale. Per questa ragione, come autrice del libro ma soprattutto come cittadina italiana che s'impegna per non morire sulle strade, schiacciata come "uno scarafaggio", realizzo l'educazione stradale-emozionale mediante i forti contenuti delle pagine del libro, sensibilizzando i giovani al valore e al rispetto della vita anche sui tragitti d'asfalto!
D'incidente stradale si muore davvero! E' per questo che non possiamo esimerci dal parlarne, poiché muoiono sulle strade della nostra penisola, quasi settemila persone l'anno! Rimane il quesito: come evitare di schiacciare troppo il pedale dell'acceleratore? Come sollecitare i giovani a non ubriacarsi prima di mettersi alla guida?
Io ho scritto un libro…"Che senso ha fare della morte l'ultimo traguardo di una corsa veloce" (Seneca.)



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